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venerdì 13 novembre 2009

Il colloquio al femminile

E’ qualche giorno che mi soffermo sull’argomento “colloquio di lavoro”. Mi sono sempre chiesta come mai una donna per fare un colloquio deve,quasi sempre svilire la proprio femminilità. Sarà che in questi giorni ne sto facendo abbastanza e sono quindi più portata a soffermarmi sulla questione, o forse, dopo anni solo ora ci sto facendo più caso.
Tutto è partito dall’università. Ho scelto una facoltà mista,nel senso che si può tranquillamente affermare che ad Economia e Commercio eravamo 50% donne e 50% uomini. Come mai agli esami (solo alcuni per fortuna) e alla discussione della tesi sembravamo tutti ( me compresa) dei maschietti??
Ricordo come se fosse ieri il mio esame di Tecnica Bancaria. Il prof ha preteso la giacca e la cravatta per gli uomini e per noi fanciulle il tailleur rigorosamente pantalone e rigorosamente scuro (blu o grigio).Che fai osi ribellarti??? O così o cambi professore.
Per la discussione della mia tesi mi ero immaginata in un bell’abitino classico con giacca. La sessione era di Settembre,un caldo atroce. Ma andando a vedere qualche discussione precedente,mi sono allibita vedendo tutte le laureande vestite in serie,tailleur grigio gessato,al massimo blu, camicetta bianca e scarpa sobria.
Addio vestitino e benvenuto tailleur grigio non troppo scuro con magliettina non troppo scollata e scarpa chiusa (sia mai un sandalo!!)
Da lì in poi tutti i colloqui che ho fatto (e ne ho fatti parecchi perché di acqua sotto i ponti ne è passata) sembravo vestita in serie.
Se apro il mio armadio e vedo il reparto lavoro…è monocolore. Insomma una tristezza.
Ieri parlando con una mia amica mi sono detta:”ma sai che c’è?? Domani al colloquio ci vado in gonna. Ho un bel tailleur grigio con gonna longuette, ma perché mai non lo posso indossare per un colloquio??
E così oggi ho fatto e che cavolo!! Ero a mio agio,sicura di me e molto rilassata. Non credo di aver sfigurato,anzi. Il punto è che molti possono pensare ( perché la nostra società è bacata),ma non sarai troppo ammiccante???
Ammiccante??? La gonna era sotto il ginocchio,la giacca era chiusa,la camicetta abbottonata,le calze scure,insomma il ministro Gelmini mi faceva un baffo
Per il lavoro che faccio da qualche anno (agente di commercio,alias rappresentante,alias,consulente di vendita…etc…etc) guai ad indossare qualcosa che può distrarre il cliente. Poi le voci in azienda corrono e se tu sei brava a vendere e raggiungi i target è perché con il cliente ci sai fare,o lo hai provocato con un abbigliamento non consono,e non perché sei BRAVA punto!!!
Qualche tempo fa una mia amica è stata rimandata a casa perché indossava dei sandali e questi non erano in linea con il dress code aziendale.
Sono convinta che bisogna essere più che decorosi al lavoro e questo vale anche per chi non ha contatti con il pubblico,perchè nella vita non si sa mai. Quindi minigonne vertiginose,spacchi provocanti,trasparenze eccessive a mio avviso andrebbero evitate,anche perché in quel momento noi rappresentiamo l’azienda che ci ha assunto,e se l’immagine in questi anni ha raggiunto un ruolo rilevante,non bisogna disattendere quest’aspettativa.
Sicuramente ci sono ambienti che richiedono un certo abbigliamento,e altri che sono più sportivi. Ma da lì a rimandare a casa una donna perché indossa dei sandali (pagati chissà quanto) sotto una bella gonna o un bel paio di pantaloni è follia pura.
In conclusione la prossima volta che andrò a comprami un abito per il lavoro ci penserò 2 volte prima di chiedere il solito pantalone con giacca. Credo di potermi permettere una bella gonna un bell’abito che possano mettere in risalto quella che sono,una donna e non un uomo mancato…e sapete com’è…di questi tempi bisogna proprio sottolinearlo!

1 commento:

Ulisse Di Bartolomei ha detto...

La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
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